Sull’arte criptica - un libro di Mario Perniola

Scopro a distanza di molto tempo che lo scrittore Mario Perniola nel suo libro “L’arte e la sua ombra” (Einaudi, 2000) utilizza terminologie che mi sento di condividere parlando dello stato dell’arte contemporanea.

In particolare nell’ultimo capitolo del libro “L’arte e il resto” si parla di una messa in luce di uno spazio che si definisce a un tempo come interno e come esterno: infatti la cripta è uno spazio compreso in un altro ma da esso rigorosamente separato ”è il teatro generale di una manovra che si attua per evitare che la contraddizione si trasformi in catastrofe.”

Ma per Perniola, l’aspetto più inquietante dell’incorporazione criptica è la sua lucentezza, il suo splendore. Essa è un tesoro nascosto che brilla soltanto nell’oscurità. La nozione di incorporazione criptica fornisce la possibilità di evitare il cinismo melanconico tuttavia al prezzo di ”sprofondare in una cripta a cui è molto complicato accedere”.

Ne risulta che il filosofo-artista diventerà un “criptoforo” cioé un guardiano di tombe. “Se acconsente di introdurre curiosi, seccatori o detective, sarà per riservare loro false piste e tombe finte”.
Chi avrà diritto di visita sarà tuttavia introdotto non prima di passare attraverso filtri e manipolazioni.
Insomma una specie di iniziazione mi sembra appunto di capire.

Inutile dire che la concezione di Arte Criptica data alla mia ricerca artistica prima della pubblicazione del libro in questione (vi sono molti punti di contatto con ciò che si andava sopra esponendo da parte di altri pensatori e in particolare il Perniola). Poi ci sono sicuramente dei distinguo, infatti non è nella mia preoccupazione tenere alcuno distante da una qualunque mia opera, ma riguarda chi vuole, coscientemente o no esserlo. Lo stesso titolo del suo libro è molto indicativo della situazione attuale.

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