Intervista su La Cronaca di Mantova

Giuseppe Billoni: storia e formazione
di Carolina Giorgi

Opera con un linguaggio artistico molto provato dall’inquietudine esistenziale e dalla ricerca simbolica. Già durante gli studi accademici si immergerà presto in ricerche sulla psicologia del profondo, sulle forme tradizionali e sull'esoterismo che lo porteranno a una visione sia cosmologica che metafisica legata alle ancestrali corrispondenze fra Macro e Microcosmo. In quegli anni Billoni si inoltra in quelle che definirà ”pericolose sperimentazioni alchemiche”.

Dopo la parentesi universitaria, si occuperà di restauro di cui pubblicherà numerosi contributi e ricerche scientifiche e inventerà con Marco Negri due nuove e rivoluzionarie tecniche di pittura trasferibile.

Scriverà Billoni:
«Dipingo “cripticamente” gli aspetti della manifestazione o come si dice: “La realtà”; ho sondato la dimensione sottile, psichica, avventurandomi in intuizioni sovraformali. La mia pittura non si cura troppo della moderna distinzione fra formale, figurativo e informale, ponendosi su un piano simbolico-concettuale in una certa misura visionario. La sperimentazione diretta di percorsi e accadimenti che sarebbe troppo lungo qui descrivere, mi hanno spesso portato oltre i margini della coscienza di veglia fino a sfiorare il confine di un’anticipata morte. L’io ha poi subito la terribile, temuta e forse ricercata ebbrezza del distacco e della dispersione fino al provvidenziale ricongiungimento».

Pittore “Criptico” come ama definirsi, le sue opere hanno attirato l’interesse della critica tra cui è da ricordarsi Federico Zeri che volle i suoi Tarocchi sulla copertina del volume “Confesso che ho sbagliato” e tramite una sua lettera lo indicò esplicitamente come migliore artista del XXXI Premio Suzzara. Ultimamente anche il critico Carlo Franza ha curato alcune sue recentissime esposizioni.

Altri contributi critici:  Alberto Cesare Ambesi – Arnaldo Maravelli - Benvenuto Guerra -  Carlo Micheli  - Claudio Rizzi  - Gilberto Cavicchioli  -  Rebecca Delmenico  - Renata Casarin  - Roberta Cappellini - Vito Arienti - Werther Gorni.

billoni-carolina-ghisi-alberto-ferrariniDipingere: soprattutto una questione di disciplina, di studio, di momenti…? Ovvero, attraverso quali passaggi si manifesta quotidianamente la sua vena creativa: legge e cerca molto, si dà dei tempi, lavora in determinati orari, segue personali rituali, si affida al caso, all’errore, rispetta sempre un metodo, aggiunge, toglie, sfoga stati d’animo, si rilassa…?

Ho lavorato e lavoro molto nelle ore notturne e comunque nel tempo libero dall’attività di restauratore. La lettura è importante, capita che qualcuno in qualche riga ti metta intera o parziale la risposta che cercavi, ma non è che una delle tante possibilità di ricerca. Capita anche che si trovano ispirazioni senza cercare,  facendo qualsiasi cosa.
Non è possibile schematizzare quello che si prova durante l’esecuzione di un lavoro perché ognuno si diversifica dall’altro, gli stati d'animo si mescolano e si confondono ai pensieri come il flusso di un fiume, a volte hai la netta senzazione di avere intuito giusto ma può anche capitare che non si sia in sintonia, concentrati, allora prendo tempo e mi organizzo semplicemente il lavoro con fondi preparatori ecc.

Se vi è un rituale è quello dell’aprirsi all’imprevisto, in un atteggiamento ricettivamente attivo.

L’imprevisto è il terreno che si snoda nel nostro cammino, “ la meta che non cessa di coglierti, senza arrestarti” come dicevo in una poesia.

Cito qui cose che ho già scritto e cioè che personalmente il “fare arte non è mai fine a se stesso, ma sia tutt’uno con la ricerca conoscitiva che si esercita su noi stessi e il mondo; azione che si dispiega nella mia opera grafica e pittorica attraverso una netta connotazione ermetica e attraverso corrispondenze simboliche cripticamente descritte.
 È un percorso in qualche modo iniziatico che porta al contatto con stati di coscienza sottili, abitati da energie pulsanti che è possibile descrivere solo intuitivamente. 

Dipingere può essere un metodo per evocare e cristallizzare luci e ombre di ciò che è in atto in questa invisibile dimensione parallela filtrandola attraverso le problematiche formali ed estetiche che il fare arte impone.
 ”Renderai sottile il denso e denso il sottile”, recita un assioma ermetico; l’Arcano Maggiore  dell’APPESO rende questa condizione di inversione di prospettiva.

Tutte problematiche che hanno molto coinvolto la moderna psicologia ma che erano ben conosciute da tempo immemorabile.

È sempre sintonizzato con il suo mondo o spartisce in differenti dimensioni la sua attività di artista e di uomo che fa colazione, che paga le bollette, etc…?

Si, mi sento sintonizzato dal momento che sono inevitabilmente il mio mondo, se così si può dire; tuttavia le incombenze legate a determinati cicli di routine comportano un adattamento comunque necessario perché in parte conflittuale con la creatività. Ad ammortizzare questo, credo serva quella crosta periferica più o meno malleabile e protettiva che chiamiamo convenzionalmente io.  Tuttavia spesso hai la sensazione di essere solo ad attraversare un deserto.

Si sente debitore di contenuti rispetto alla VITA? O per trovare sprofonda nel suo “io” (ma poi cos’è per lei “io”?). Quindi, dove maggiormente fruga quando cerca?

Come il pesce nell’acqua nuotiamo allo stesso modo rispetto ai contenuti del vivere; noi stessi siamo la vita e più ci chiediamo spiegazioni sul suo senso e sui suoi contenuti, ecco che ci appaiono modelli  comportamentali e scopi più o meno appaganti.  

In realtà, l’esistenza è ombra e luce, penso infatti che ci sia una unitarietà indivisibile fra noi e il resto, fra il ‘fuori e il dentro”. Ma appunto, se iniziamo a definire l’io, si scopre che  ha radici in stati d'essere che per  manifestarsi  assorbono l’io stesso.

Le religioni aiutano a non disperdere la sua unitarietà focalizzandolo verso quello che Jung credo definirebbe il lato archetipico (l’ultravioletto), spesso proteggendolo dalla parte cosiddetta inconscia “dell’ombra” (l’infrarosso), in cui si celano temibili presenze o energie, in mezzo a questi due poli sta contenuto l’arcobaleno con i suoi colori visibili; l’io appunto. Ma non vorrei ridurre a psicologia l’esistenza universale.

Comunque, l’io resta un concetto, la sua unitarietà è un’astrazione; come dicevano gli antichi, gli individui sono i fili di una trama che gli dei tessono su un ordito già  progettato; la presa di coscienza di questo, se da un lato rischia un facile fatalismo, può portare ad estendere la propria coscienza, attraverso la conoscenza “dell’oltre”. Il libero arbitrio assume una portata necessaria alla dimensione dell’io ma evapora quando l’io stesso percepisce l’indefinita complessità della manifestazione o per dirla in termini cristiani, la creazione.

Rispondendo alla sua domanda, non c’è un luogo particolare dove “frugo”, il pensiero delinea concetti e progetta nuovi mondi, ma non esce da questa gabbia concettuale se non quando gli capita di sentirsi come sospeso, assente a se stesso.

Non a caso i koan meditative zen sono costituiti da impossibilità concettuali: "ascolta il battito di una mano” recita ad esempio uno a caso. Quando la mente creativamente collassa, allora subentra un diverso e diretto conoscere.  

Ma è inevitabile schematizzare. Cercare e trovare sono quindi concetti dualisticamente illusori; in pratica si conosce solo ciò che si diventa (c’è qualcosa di simile anche nella Divina Commedia, guarda caso, quando Dante parla del dipingere un’immagine).

Quali materiali utilizza e ha utilizzato finora per realizzare le sue opere?

La consuetudine con il restauro mi ha permesso nel tempo di conoscere le tecniche e i materiali sia antichi che moderni che possono impiegarsi per la pittura o la grafica.
Nella quasi ultima e recente produzione le tecniche vanno dalla grafite, alla pittura ad olio o acrilico su supporti ad esempio di carta, tela, masonite.

Il suo percorso artistico fino allo stato attuale: ci sono state particolari svolte? Quali e verso quali direzioni?

Forse vi è stata una svolta circa una decina di anni fa quando dalle cosidette “nuvole cave e solide” sono passato ai “cieli a strati” triripartiti, definibili fra l’altro in “stato di veglia- stato di sogno –stato di sonno profondo” ; oppure: manifestato – dimensione sottile – non manifestato, alchemicamente identificabili in “corpo (sale) – anima (mercurio) - spirito (zolfo).

Lo strato centrale che definirei appunto come dimensione sottile, psichica, contiene in modo  concettalmente informale le radici dello stato di veglia  fra cui quelle che definirei “figure oltre la soglia” o "di luce". Qui, in effetti, gli esseri si manifestano balenando riflessi argentei, lunari e la loro forma non è mai stabile ma è sottoposta ad un instancabile dinamismo. 
Ciò che in realtà si vuole raffigurare è invisibile, ed è quell’energia omnipervadente che fluisce liberamente dagli esseri, coagulandosi e sciogliendosi continamente.

È brutto “circoscrivere”, ma come definirebbe, oggi, la sua arte?

Il termine da tempo usato è ARTE CRIPTICA.

Ecco le sue opere in Galleria Ferri: da quanto tempo non esponeva in città? Che cosa pensa dell’idea di Edi Ravanini di dare vita a un sodalizio tra negozio, galleria d’arte, salotto letterario?

Ho esposto l’anno scorso a “Rintracciarti” al Palazzo della Ragione, ma, come qualche anno prima alla galleria Sartori, erano collettive.

Edi Ravanini è una gentile persona di  grande sensibilità e il solo pensare di creare luoghi  che siano spontaneamente deputati  per arte-letteratura e comunque per liberi scambi di idee, non può che essere incoraggiato. Nel negozio diretto da Edi in Galleria Ferri 3,sto esponendo appunto “I tarocchi da Giulio Romano”,  già a Palazzo Ducale per l’omonima mostra  oltre dieci anni fa.

Ringrazio ancora  Carlo Micheli che mi incoraggiò allora in quell’impresa creativa.

Cosa dire della critica d’arte: quale dovrebbe essere, secondo lei, il suo compito, o obiettivo, o beneficio, o utilità? Quale è invece l’effetto sortito?

Non è un campo che mi trova molto preparato o interessato, essendo costantemente occupato nel versante creativo.
La stessa critica d’arte risulta molto spesso schiava  del “contingente” e del potere politico dominante; in fondo anche i critici sono uomini, umani (e spesso) troppo umani.
Credo che la critica d’arte sia essenzialmente soggettiva, se il critico riesce a mettersi in gioco può dare interpretazioni valide sull’arte, altrimenti ci si può aspettare di tutto. L’ispirazione è anche qui sempre necessaria.

Ha anche recentemente pubblicato poesie giovanili. Scrive ancora? Progetti?

Precisamente nel 2007 pubblicai quattro raccolte poetiche dal titolo “Il Fumo Segreto” per i tipi di Hera Edizioni con una prefazione di Alberto Cesare Ambesi. Le prime due sono giovanili, le altre relativamente recenti.
Si, scrivo ancora,  ma “distillando molto” non ho una produzione numerosa.
Da un po’ di tempo sto scrivendo “Implosioni” poco oltre una trentina di pagine in prosa in cui si fondono avvenimenti e ragionamenti dentro un “elasticizzato” tempo improbabile fatto di esperienze a volte anche allucinatorie in cui si mescolano complicati rapporti umani, misticismo, cristianesimo, sciamanesimo, contatti con sedicenti rosacroce, esponenti sufi, ermetici, massonici e zen. Insomma una ricerca-riflessione sull’esistenza dall’interno di un ipotetico personaggio-alter-ego, oltre ammuffiti moralismi, ideologismi e individualismi... insomma un bel caos apparentemente ordinato. Mi sto ancora chiedendo se mi riuscirà di finirlo e se ha senso farlo.

Con la pittura ritiene di esercitare gli stessi “muscoli” che si tendono al momento della scrittura? Quale rapporto, insomma, dentro di lei tra l’una e l’altra? E più in generale, cosa pensa della tanto citata “contaminazione” fra le arti?

Se per muscoli si intendono le facoltà intellettivo-psico-somatiche, direi semplicemente si.

Penso che contaminandosi le arti non generano che altre forme d'arte con probabili aspetti di fruizione sinestetica: la parola e la scrittura si mescolano alle immagini e se questo avviene ad esempio a livello filmico si possono avere particolari risultati.

Il video sperimentale che ho prodotto recentemente “Dai Recessi dell’Ombra” mi ha convinto di queste possibilità.  Ma non è qui il caso di descrivere quei 23 minuti che trattano di un’immersione, un’entrata nella soglia di quel territorio in parte connotabile come extraindividuale .

Ci parli del suo amore per la pianura padana.

Brevemente direi che amo la pianura in generale, le arterie sinuose dei suoi  fiumi,  gli alberi lontani che si delineano come piume  avvolti in sfumature nebbiose. Mi affaccio stupito sulle albe e i tramonti raccontati e ripetuti da incredibili colori, modulati sul cristallo di cieli che solo i primi e gli ultimi freddi autunnali e primaverili consentono. Anche questo raccontano i miei primi dipinti, pur in uno stile non paesaggistico ma sempre simbolico, ermetico.   

Progetti artistici?

Oltre a ciò che si diceva prima, mi piacerebbe portare avanti un secondo filmato, ma per adesso è solo una gestazione teorica.

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