Articolo su La Cronaca di Mantova

Intervistando Giuseppe Billoni alla luce del suo progetto complesso.
"Con la pittura vi restauro la mente" - La metafisica di un pittore pensante
di Renzo Margonari

Da LA CRONACA DI MANTOVA  - Venerdi 26 Marzo 2010

C’è una lunga e brillante tradizione di artisti mantovani che si sono dedicati professionalmente al restauro, con esponenti di gran reputazione. Accanto ai restauratori-pittori, ci imbattiamo storicamente in pittori-restauratori. In ambedue le categorie si potrebbero fare sostanziosi elenchi e tessere lodi. Simile storia potrebbe far capo ad Arturo Raffaldini, passare per Carlo Zanfrognini fino a Gino Donati e parecchi altri, pittori che hanno espresso chiaramente valori artistici tenendo ben separate le due attività, sviluppando, dunque, eccellenti carriere in ognuno dei settori.

Giuseppe Billoni (Roma, 1953) è l’estremo rappresentante di questa sequenza, e parlandone come artista non si dovrebbe fare alcun riferimento all’eccellente professionalità di restauratore, giacché la sua pittura ha sviluppato intensi valori creativi, con caratteristiche ben determinate, facendosi riconoscere nella comunità artistica mantovana come uno degli autori più personali, pur vivendo appartato, elaborando silenziosamente, quasi segretamente, la propria poetica, come si addice all’alchimista. A partire dalla sua adesione ad un’espressività visionaria e fantastica che conferma la mia idea di una naturale propensione dell’arte mantovana per la stravaganza e l’eccezione, proveniente dalla nostra tradizione rinascimentale, Billoni applica in pittura una tecnica d’impianto disegnativo (conseguentemente è pure  incisore) e una gran parsimoniosità cromatica. Così l’aspetto più immediato delle sue immagini sembra rifarsi alle antiche stampe, e conserva qualcosa di arcaico, popolaresco. Tale impressione svanisce, però, con un esame più approfondito, rivelandosi, invece, frutto di una fine cultura pittorica e grande abilità esecutiva. Nella struttura formale dei suoi lavori c’è un progetto complesso che risponde a una cultura poco comune, ricorrendo a simboli esoterici e alchimistici non facilmente decifrabili. Chi guarda percepisce che i suoi lavori appoggiano su un background culturale assai particolare, ma non si può valutarne appieno il senso senza decodificare la relazione tra i simboli che le costellano e la forma estetica. Negli ultimi anni alcuni artisti si sono avvalsi dei simboli alchemici con poca o nulla conoscenza dei relativi valori semantici, sicché ne hanno fatto un uso sgangherato, di sola esibizione. Nelle opere di Billoni, invece, ogni segno, ogni colore, è calibrato, filtrato attraverso le sue conoscenze iconologiche. Ignoro se Giuseppe conosca i saggi di Marcel Mauss, e quelli di James G. Frazer, riguardanti magia, alchimia e religioni, ma i suoi dipinti e disegni  mi sembrano un magnifico contributo figurativo a quelle conoscenze che  del resto sono alla base dell’antropologia moderna. Billoni è un caso -sempre più raro, oggi- di artista ragionante, dialettico, e indipendente.

Perché pittura criptica?

Ho coniato questo termine da oltre un decennio. Criptica in quanto mantiene celato ai più il suo nocciolo significante .La cripta appunto è un luogo separato e comunque diversamente connotato dallo spazio in cui è contenuta. E poi che dire di eventuali doppi fondi, altri passaggi ad altri luoghi  che la cripta può ancora celare a chi non ha occhi per vedere? Sia l’osservatore a capire se vuole o può. Sono romano di nascita e mantovano di adozione, amo la pianura ma anche il luogo in cui sono nato.  Tendo a sfuggire da classificazioni troppo geografiche e temporali, così come non mi sento a mio agio in movimenti come surrealismo, dadaismo concettualismo e altro. Penso ormai di  dire la mia in arte senza bisogno di stampelle terminologiche ormai storicizzate.

Come nasce questa tua cultura dell’esoterico e dell’alchemico?

Ho molto amato Klee e Durer , in particolare con il primo ho qualche debito iniziale poi superato.  Ma una risposta breve sarebbe fuoviante anche perché tralascia l’aspetto “operativo” e non semplicemente letterario. La cultura dell’esoterico e dell’alchemico  in quanto tale non è sufficiente. Infatti dovrei allora aggiungere il rosacrucianesimo e a tutto quel  filone  che si rifà all’ermetismo . Ma sarebbe un discorso troppo lungo ed escluderebbe lo sguardo sulla metafisica orientale  ed estremo orientale, senza parlare di ciò che va sotto il nome di sciamanesimo . A proposito non cito scrittori che si sono occupati di  queste tematiche in quanto sarebbe un’inutile  lungo elenco. Solo un’ultimo accenno ai tentativi in atto della moderna psicologia di trovare da qualche parte i capi  della matassa esistenziale dell’universo psichico. Anche questo sarebbe un discorso da  affrontare a parte.

 E se si dicesse, allora, che sei un pittore “concettuale”, nel senso proprio del termine?

 Direi che il concettuale in sé non è sufficiente perché perderebbe il suo “nutrimento figurativo”. Comunque ritengo di essere in una “terza via” che va oltre le categorie coniate di “figurativo” e di “informale”.  Mi pongo fuori da questi schemi polverosi,  ritengo che è informale tutto ciò che è extraindividuale e formale o figurativo ciò che non lo è ; e comunque sono tutti schemi che alla fine crollano di fronte all’esistenza. Se si sonda la dimensione sottile  e quando emergono i bagliori dello spirito, tutte queste teorie diventano inutili maniglie mentali.  Meglio vedere la farfalla che spiegarla.  In particolare nei dipinti  raffiguranti “i cieli a strati” nelle loro trilogie costitutive emergono forse con più evidenza i concettualismi  legati a una mia concezione filosofica del macrocosmo e del microcosmo, (qui c’è poco da inventarsi)  ma la pittura deve poi parlare  senza essere didascalica, come in un’epifania.

E’ una pittura filosofica, vale a dire che illustra le tue asserzioni filosofiche, o nel fare vai oltre il progetto ideologico?

Da quel che si è prima accennato risulta evidente  che le mie opere trasudano di  filosofia e metafisica. E’ come posizionarsi su una strada che normalmente ha un percorso già fatto dietro e sul davanti  sembra intravvedersi il da farsi. Ma quando si va oltre i proclami ideologici e le asserzioni, per raffinate che siano, la strada si riduce ad un punto; partenza e arrivo coincidono continuamente con il camminare. Allora succede che si avanza arretrando e viceversa.  L’operatività, la ricerca che va oltre il dato individuale  senza però alla fine distruggerlo, supera i progetti ideologici e fondamentalisti.  Quindi credo che il fare vada oltre qualsiasi progetto ideologico, questa è l’intenzione.  La produzione pittorica in particolare quella delle “figure di luce” evidenzia l’aspetto imprevisto poco mentale  ma più olistico  di questo fare.

Parlami del video che hai realizzato.

E’ un video arte , un corto di circa 25 minuti, titolo “Dai Recessi dell’Ombra”.  Un miscuglio fra  immagini filmiche, dipinti, poesie e musiche.  Nel farlo mi sono avvalso di varie collaborazioni.  Senza  assolutamente sminuire le altre che appaiono nei titoli di coda e nella copertina del DVD (in lavorazione) , vorrei citare la collaborazione di Nicola Bassi, per molti importanti passaggi ed elaborazioni tecniche anche in digitale Nella copertina del primo video, che era quasi una bozza di quest’ultimo, fra l’altro scrivevo :”Tutto questo accade continuamente, in uno spazio non spazio e in un tempo non tempo. La sua gestazione avviene nell’ombra, nella dimensione sottile “mercuriale” lunare, acquosa e dallo stato di sogno arrivano criptati messaggi e avvertimenti. “ .  Da un portone in ferro  (questa età) arrivano le immagini di questo tempo, porta che poi si aprirà mostrandosi appunto come una cripta che a sua volta si apre ad altri luoghi più interni…

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